Anche le Sardine chiedono delle regole per la Infosfera!

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Articolo di Giandiego Carastro.

 

Il 14 dicembre i ragazzi del Movimento delle Sardine si sono incontrati a Roma, a piazza San Giovanni.

Hanno chiesto alcune cose alla politica. Ne segnaliamo alcune collegate ai temi cari ad Aip2:

·       “Pretendiamo che chi è stato eletto vada a fare politica in sede istituzionale e non campagna elettorale   permanente”.

·       “Pretendiamo che chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solo sui canali istituzionali”. 

      “Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social, sia economica sia comunicativa”.

     “Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e traduca questo sforzo in messaggi fedeli ai fatti”.

·       “Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma. E’ il momento che violenza verbale venga equiparata alla violenza fisica”.

Insomma, le Sardine hanno chiesto delle regole per Internet, un rule of Law dell’infosfera.

Nemmeno dieci giorni prima, AIP2 chiedeva le stesse cose a Bruxelles,  elaborando una memoria per rispondere ad una richiesta dell’European Economic and Social Commettee, il CNEL dell’Unione Europea. Anche noi, come le sardine, abbiamo chiesto un rule of law dell’Infosfera.

Non abbiamo potuto partecipare dal vivo alla audizione del 5 dicembre a Roma, ma abbiamo inviato alcuni appunti a Bruxelles.

E’ da sottolineare questa convergenza tra la nostra riflessione e quella delle sardine!

Di seguito la memoria inviata ad EESC.

MEMORIA DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA PARTECIPAZIONE PUBBLICA- AIP2

“Rule of Law”[Giovanni Cogliandro, Rule of Law. La possibilità del contenuto morale del diritto, Giuffré Editore, Milano 2012.] è un’espressione anglosassone largamente adottata dagli operatori del diritto costituzionale, diffusasi nella teoria dello Stato, nella filosofia del diritto e nella filosofia politica. 

“Rule of Law” indica la preminenza delle regola, sugli individui: si assume che le leggi approvate dai liberi Parlamenti. Alcuni studiosi (tra cui Ronald Dworkin) sostengono che non basta tutelare l’indipendenza dei giudici. Occorre valorizzare anche l’insieme dei sentimenti morali, etici, civici, democratici propri di ciascuna collettività. Tali sentimenti etici, morali, civici, democratici sono, ad esempio, costituiti :

  • dal rispetto degli altri,
  • dall’educazione alla convivenza,
  • dalla partecipazione attiva dei cittadini,
  • dalla accoglienza delle diversità,
  • dal rispetto verso le tradizioni religiose e filosofiche.

In una parola i sentimenti morali, etici, civici, democratici sono parte del pluralismo sociale al cui interno si collocano le Leggi approvate dai liberi Parlamenti e le sentenze dei giudici che tali Leggi interpretano.

AIP2 ha elaborato questa Memoria destinata agli onorevoli membri dell’ EECS- European Economic and Social Committe; si vuole lanciare un campanello di allarme.

I sentimenti civici, etici, morali, democratici rischiano di essere manipolati dall’uso distorto dei social media. I sentimenti civici, etici, morali, democratici sono sostituiti da sentimenti cupi quali la comunicazione ostile, le derisioni, gli insulti. L’arretramento dei sentimenti civici, etici, morali, democratici a causa dei sentimenti cupi ha riflessioni negativi sul Rule of Law.

Ribadiamo che Internet è una innovazione importante per lo sviluppo culturale delle persone. Semplifica la vita ed aiuta persone diverse a scambiarsi idee, opinioni, riflessioni. E’ per noi importante anche la “partecipazione digitale”, promossa dalle istituzioni europee come una nuova dimensione della cittadinanza europea. Le considerazioni che seguono, pertanto, NON vanno intese come demonizzazione di Internet, bensì come un “caveat”, rispetto a taluni rischi emersi recentemente. Anche il fondatore di Internet, Tim Berners- Lee , in questi giorni ha chiesto una regolamentazione di Internet.

Il tempo che navighiamo in Internet è spesso intriso di comunicazioni ostili, derisioni, insulti. Internet NON SOLO ha reso manifesti questi sentimenti cupi, MA li ha anche rinforzati e rilanciati in maniera infinita nella Rete. Se scriviamo un POST in cui esprimiamo i nostri convincimenti etici, politici, spirituali, mille umani e 10 mila bot sono pronti ad assalirci, a deriderci, ad insultarci. L’atmosfera in Internet è talmente satura di sentimenti cupi che anche noi stessi, potendo, siamo ostili, deridiamo, insultiamo. Su Internet, non adoperiamo più il “logos”, bensì il “bar bar”: la logica propria della tradizione filosofica, giuridica, teologica è sostituita dal balbettio di chi “spara post” contenenti comunicazioni ostili, derisioni, insulti.

Le comunicazioni ostili su Internet sono l’anticamera dei totalitarismi? Si. Le pagine di Primo Levi e Varlam Salamov descrivono gli universi concentrazionari come pieni di comunicazioni ostili, derisioni, insulti.

Le comunicazioni ostili su Internet impediscono alle parti logiche delle nostre menti di emergere.

Le comunicazioni ostili su Internet deturpano le parti dialogiche dei nostri cuori.

Le comunicazioni ostili su Internet costituiscono un ostacolo al radicarsi dei sentimenti etici, civici, morali, democratici e quindi del “Rule of law”, della tutela dell’indipendenza dei giudici, della partecipazione attiva dei consociati.

 

Che fare? AIP2 propone tre passaggi:

1.

Possiamo adottare dei protocolli per “stare insieme e partecipare in Internet” e persino ipotizzare di imporci una dieta nell’utilizzo di Internet. Chi dice che “fare politica, fare partecipazione” oggi vuol dire “lasciar fare ad Internet” è simile a uno stregone: uno stregone delle comunicazioni ostili, delle derisioni, degli insulti. Occorre un “Rule of Law” dell’infosfera!!! Tra i protocolli a cui ci riferiamo, si può citare “Parole O Stili” .

2.

Possiamo adottare il paradigma della democrazia deliberativa/partecipativa, a sostegno della dimensione rappresentativa delle democrazie in Europa; occorre promuovere su scala europea:

  • Processi partecipativi per la rigenerazione urbana.
  • Dibattiti pubblici prima della costruzione di una grande opera.
  • Bilanci partecipativi.
  • Mediazioni nei conflitti sociali ed ambientali.
  • Giurie dei cittadini / Planungszelle.
  • Azioni partecipate per la cura dei beni comuni.
  • Leggi a favore della partecipazione civica inclusiva.

In linea generale, sui temi della libera consultazione dei cittadini ai processi decisionali (oggetto della sessione delle ore 14.00 del 5 dicembre 2019 presso il CNEL a Roma), si segnala che il decisore pubblico italiano tende a confondere “consultazione” con “partecipazione”. La consultazione implica un grado minore di coinvolgimento rispetto alla partecipazione. Nella consultazione, i cittadini non sanno spesso che fine faranno le discussioni. La partecipazione, invece, si basa sull’engagement pubblico a rispettare le discussioni dei cittadini oppure a discostarsene, ma motivando esplicitamente le proprie scelte. L’ordinamento italiano sta adeguandosi ai principi dell’Open Goverment. Basti riferirsi a Le Linee guida pubblicate il 14 luglio 2017 sulla consultazione pubblica in Italia, con cui il Governo fornisce i principi generali  affinché i processi di consultazione pubblica siano in grado di condurre a decisioni informate e di qualità e siano il più possibile inclusivi, trasparenti ed efficaci. Aip2 ha partecipato al dibattito online e agli incontri a Roma che hanno preceduto la adozione di tali linee guida. Si possono citare anche le linee guida sulla partecipazione in alcuni ambiti del Governo, come ad esempio nelle valutazioni di impatto ambientale. Comunque, si tratta solo di linee guida (Forum OGP e linee guida VIA) e non di diritti garantiti. Si cita infine il DPCM n. 76 del 2018 che ha regolato il dibattito pubblico prima di una grande opera; il Governo non ha ancora istituito la Commissione nazionale senza la quale il regolamento non è efficace. Il tema del finanziamento ai processi partecipativi è oggetto di alcune leggi regionali: in Toscana, Emilia-Romagna, Puglia e Provincia di Trento.

  • La Regione Toscana è stata la prima a dotarsi di una legge sul finanziamento dei processi partecipativi. Purtroppo, le istituzioni NON si sono ancora accordate per nominare i tre nuovi membri dell’Autorità regionale per la partecipazione.
  • La Regione Emilia- Romagna ha da poco organizzato la giornata della partecipazione. Anche questa regione ha una legislazione sul finanziamento dei processi partecipativi.
  • La Regione Puglia ha da poco approvato una legge sul finanziamento dei processi partecipativi.
  • La Provincia di Trento ha una legge al riguardo.

Aip2 sostiene leggi regionali che favoriscano la partecipazione, purché i processi partecipativi reali possano essere caratterizzati da imparzialità di chi li conduce, facilitazione del protagonismo di tutti i soggetti interessati, accountability tra il decisore pubblico o privato ed i cittadini coinvolti, valutazione partecipata dei processi stessi.

In prospettiva, crediamo importante sostenere il ruolo dei facilitatori nei processi partecipativi. 

3. 

Il terzo passaggio importante riguarda il ruolo della democrazia nell’Unione Europea, che è una forma politica particolare che richiede un certo livello di democrazia ma che o può funzionare come un regime democratico alla stessa maniera in cui questo opera a livello nazionale. Il focus va centrato sul fatto che la democrazia fa riferimento a quei valori di uguaglianza e libertà che la caratterizzano come uno schema di cooperazione (melius condivisione) tra soggetti formalmente e sostanzialmente uguali. Il collegamento con la democrazia deliberativa riguarda proprio le tensioni e i conflitti esistenti per la tutela dei diritti fondamentali e dei diritti umani e lo sviluppo e attuarsi della democrazia (melius democratizzazione) che è uno degli effetti del diritto che passa dallo stato di natura, dove il principio  è la vittoria del più forte, alla gestione del conflitto, la tutela del debole e la giustizia economica (attribuire a ciascuno rispetto il bisogno).

Il senso da condividere nel trend è che il rispetto per il valore della democrazia vada inteso come autogoverno collettivo da parte dei cittadini (e delle persone); vada inteso come partecipazione diretta o indiretta alla determinazione degli affari (pubblici) e della assunzione di decisioni politiche; vada inteso come rispetto della autonomia e valore del cambiamento. Si tratta di democrazia deliberativa che si basa sulla garanzia della procedura così da condividere il senso e la traduzione del “Rule of law” come valore di un sistema giuridico, come quello del progetto Europa che può coniugare common law e civil law esprimendo una buona combinazione tra lo Stato di diritto e il principio di legalità, la giustificazione della tradizione anglosassone: dalla government alla multilevel governance, in una gestione orizzontale, bottom up (dal basso) che tutela autonomia e responsabilità. Accordiamoci sul senso per condividere questi concetti nel contesto della modernità nella globalizzazione!

Per difendere il Rule of Law, Aip2 propone di aumentare le occasioni di democrazia in carne ed ossa, on LIFE, occasioni di partecipazione comunitaria effettiva e di fioritura per i singoli e le realtà associative, contrastando gli comunicazioni ostili, le derisioni, gli insulti on line.

CONCLUSIONI

Il Rule of Law è aggredito dal proliferare dei sentimenti cupi on line.

Occorre segnalare tale pericolo.

Scommettere sulla democrazia deliberativa/partecipativa è fondamentale tanto quanto la difesa della indipendenza dei giudici ordinari e delle Leggi.

Maggior democrazia deliberativa/partecipativa è garanzia di un Rule of Law all’altezza delle sfide odierne, capace di rispondere alle richieste di libertà, di difesa dei diritti individuali e sociali, di lotta alle diseguaglianze e di tutto ciò che permette e promuove in profondità lo Human Flourishing, la moderna riproposizione dell’Eudaimonia di Socrate, Aristotele, Tommaso d’Aquino.

 

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