Dibattito Pubblico

Chi parla "bene" del d.p.

Questo argomento contiene 2 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Alessandro 2 anni, 8 mesi fa.

  • Autore
    Articoli
  • #3650
     Giandiego 
    Partecipante

    Buona giornata
    Nella Relazione dell’Autorità nazionale Anticorruzione (ANAC), presentata ieri, ci sono due passaggi anche sulla positività del dibattito pubblico nel nuovo codice degli appalti

    (…)

    Sotto un profilo generale, sono state sottolineate le caratteristiche di “agilità” e snellezza dell’articolato, passato dai 616 articoli fra Codice e Regolamento a soli 219, di innovatività e maggiore discrezionalità conferita alla PA, conseguita anche grazie agli input provenienti dalle direttive comunitarie, e di semplificazione delle procedure, evidenziando che tali elementi sono accompagnati da livelli ancora più elevati di trasparenza e da un rafforzamento dei poteri di vigilanza e controllo attribuiti soprattutto all’ANAC. Sempre sul profilo generale, sono stati valutati positivamente l’introduzione di nuovi istituti quali il partenariato per l’innovazione e il dibattito pubblico, l’abbandono del criterio del massimo ribasso, la riduzione delle SA e la qualificazione delle medesime

    (…)

    È stata, infine, fornita un’ampia e puntuale esemplificazione di possibili misure, diversificate in ragione delle differenti fasi e finalizzate all’adozione di ogni cautela idonea a contrastare la corruzione con l’intento di offrire suggerimenti e indicazioni concrete a supporto di tutti i soggetti coinvolti nella redazione e nell’attuazione dei PTPC. Il ruolo cardine è svolto dalla trasparenza che deve caratterizzare tutte le attività dei processi/procedimenti nell’area in oggetto, declinata in base alla decisione da assumere: obbligo di adeguata motivazione nella definizione dei fabbisogni, in relazione a natura, quantità e tempistica della prestazione, sulla base di esigenze effettive rilevate dagli uffici richiedenti nella scelta delle procedure di affidamento e della fattispecie contrattuale; partecipazione, anche attraverso un dibattito pubblico strutturato, alle scelte di realizzazione di opere; pubblicazione sui siti istituzionali di dati e informazioni utili per verificare la legittimità degli atti (proroghe, rinnovi e affidamenti in via d’urgenza); criteri di rotazione nella nomina del RUP

    #3654
     Giandiego 
    Partecipante

    “(…) Ci sono almeno due esperienze utili che consentono la gestione del potere in maniera meno conflittuale di quella sottrattiva che governa l’Italia dal dopoguerra. La prima è quella dei processi partecipativi, uno strumento che in altre nazioni, per esempio in Francia, è obbligatorio per legge da anni e vincola le amministrazioni a ricorrervi ogni qualvolta ci sia da realizzare un’opera pubblica che supera l’investimento di 300 milioni di euro. Si tratta di percorsi di coinvolgimento della popolazione nelle decisioni rilevanti destinate a modificare l’economia, la geografia o le abitudini di un territorio in maniera significativa, come una bretella autostradale, una base militare, un inceneritore o un tratto di treno veloce.I cittadini vengono chiamati a interessarsene attraverso una serie di procedure che hanno lo scopo di condividere le informazioni sulla modifica prospettata, considerarne la reale esigenza per il territorio, analizzare le possibili alternative meno impattanti e infine scegliere la cosa migliore, cioé quella che mette d’accordo le esigenze del territorio con quelle dei suoi amministratori, spesso costretti a guardare più lontano di quanto siano disposti a fare i loro cittadini, ma talvolta così miopi da non scorgere soluzioni alternative più a portata di mano e più vicine ai bisogni reali delle persone coinvolte nel cambiamento (…)”
    Michela Murgia, Futuro interiore, Einaudi, 2016, pagg. 74-75

    • Questa risposta è stata modificata 3 anni, 3 mesi fa da  Giandiego.
    #3722
     Alessandro 
    Moderatore

    “… costretti a guardare più lontano di quanto siano disposti a fare i loro cittadini”… costretti da chi? da quale cambiamento?

    la seconda esperienza qual’è?

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