Dibattito Pubblico

LE CRITICITA' DEL DIBATTITO PUBBLICO

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     manlio 
    Partecipante

    PROF.MANLIO MARCHETTA
    CRITICITA’ DEL DIBATTITO PUBBLICO – PRIMA OPINIONE PRELIMINARE
     
    PER TEMPO
    I caratteri di un dibattito pubblico che ambisca ad averne i requisiti effettivi e non solo nominali deve consentire a chiunque lo decida di “partecipare per tempo” e non certo ,come si dice, “a cose fatte” o anche già maturate.
    Tale partecipazione si trasformerebbe senz’altro in solo ascolto o mera ricezione: operazioni anch’esse in qualche modo utili al progresso sociale ma nettamente diverse da ciò che intendiamo o dobbiamo intendere, indipendentemente da usi praticamente in atto, per partecipazione come strumento di evoluzione della società urbana e di concreta “incidenza” di tutti coloro che, compresi nella totalità dei virtualmente “interessati”, desiderino esprimersi.
    Esprimersi non tanto, ovviamente, sulle modalità o gli aspetti tecnici del dibattito ma proprio nel merito delle scelte sui cui il dibattito pubblico stesso deve incidere salvo il suo sostanziale fallimento, del di là quindi della quantità di utenti della città coinvolti.
    Tenere un dibattito pubblico quando il programma o il progetto è già stato già prima definito o, peggio, approvato e confezionato, trasforma l’operazione, nel migliore dei casi in un referendum a partecipazione comunque insufficiente per principio e ad efficacia limitata a un pronunciamento finale banale e influenzabile, ben diverso da una vera e sincera discussione sul caso.
    Discussione che deve perciò necessariamente avvenire:
    –         Non appena viene lanciata la primissima idea, in genera cioè qualche anno prima della sua definizione esecutiva;
    –         Dopo aver tenuto una campagna pubblicitaria professionale, per nulla riservata a reti private, sufficientemente lunga e intensa,di diffusione dell’esistenza stessa della questione da sottoporre a discussione e dibattito fra  convincimenti e posizione scientifiche e culturali diverse o differenziate.
    Discussione che non può perciò avvenire solo per illustrare, se intende essere un dibattito pubblico, specie se l’illustrazione avviene da parte dei proponenti o di autori o analoghi e riguarda i contenuti tecnici del programma o del progetto, nel presupposto che possano essere gli unici a poterlo fare.
     
    CHI
    L’estensione e la mescolanza sociale dei protagonisti decidenti del dibattito pubblico è questione essenziale e centrale e non puo’ essere trattata superficialmente. Chiunque deve potere aggiungersi volontariamente e motivatamente, ma chi organizzza deve potere e volere garantire  che non si tratti affatto di assistere ad un evento o uno spettacolo ad inviti, bensì ad un esercizio importante, anche se non canonico, della potesta democratica e popolare stabilita dalla Costituzione.
    E deve far si che nessun componente della base sociale teoricamente interessata possa affermare di non aver trovato aperta ogni via per essere protagonista del dp e di non aver avuto a disposizione tutto quanto il necessario.
     
    SBOCCO DEMOCRATICO
    Un dibattito pubblico effettivamente tale deve garantire , con modalità pubblicamente controllate e concretamente precisate a fine percorso, il proprio sbocco democratico. Ciò mediante la presenza, nel momento decisionale da parte degli Organi preposti, di una rappresentanza del dp, con le medesime attribuzioni del componenti ordinari, secondo disegni legislativi in corso di formulazione o riformulazione.
     
    CONTENUTI, FENOMENI, TEMATICHE E LORO INTERPRETAZIONE OGGETTIVA
    Ogni dibattito o discussione riguarda, in generale, ben precisi fenomeni sociali, urbani e non, ben circostanziate tematiche o problematiche e, comunque, contenuti da dibattere correttamente.
    Ciò comporta, diversamente da quanto spontaneamente avviene, una adeguata preparazione di modalità di interpretazione e svelamento degli specifici contenuti e ,soprattutto, della loro evoluzione. A chi dibatte occorre quindi consentire di superare, rapidamente e prima dell’attività, ogni squilibrio conoscitivo e interpretativo rispetto a chi ha promosso,formulato ,redatto il programma o progetto. E, naturalmente, ciò non puo’ assolutamente essere condotto o svolto se non da compagine del tutto esterna ed estranea, anche in passato, rispetto ai promotori e proponenti e loro emanazioni tecniche. E notoriamente capace, indipendentemente da ogni precedente incarico e da ogni requisito finanziario, di esercitare con correttezza etica in questo delicato settore della evoluzione sociale e democratica.
    Le interpretazioni , oggettive e scientifiche, oltre che “corrispondere” alle sensibilità espresse dalla base partecipante del dp in via preliminare, non possono limitarsi a descrizioni/informazioni , pur comprendendole integralmente, e devono opportunamente estendersi alle conseguenze delle decisive valutazioni (dei costi e dei benefici sociali ; degli impatti su ambiente/territorio/città etc svolti in modo indipendente e da esperti indipendenti dai promotori. Esse valutazioni saranno in ogni caso ripetute in forma indipendente anche se fossero state già svolte da chiunque altro.
     
    LE CITTA’ DOTATE DI PORTO
    Nel corso delle numerose sperimentazioni degli ultimi venti anni circa, specie ma non solo nelle città mediterranee, è emerso con la massima chiarezza, al di là di confuse opinioni di parte , peraltro ben poco fornite di motivazioni giuridiche e urbanistiche significative, che la pianificazione della città non puo’ certo non comprendere integralmente l’assetto spaziale, infrastrutturale e  architettonico della intera città dotata di porto, in quanto integrata e non certo aggiunta.
    La regione Toscana ha recentemente e finalmente affrontato l’equivoco ma non risolvendolo :in ogni caso il programma di dislocazione delle attività ordinarie nelle banchine e nelle piattaforme non costituisce affatto pianificazione urbanistica generale.
    Inoltre deve meglio essere chiarito che una indipendente valutazione ambientale strategica, oltre a potere meglio essere svolta da una autorità del tutto indipendente dal proponente, deve comprendere, senza alcuna eccezione sia la cosidetta opzione zero che, nel caso di incremento ipotizzato di superfici, la preliminare verifica di incrementi a terra anzicchè invadere il prezioso mare addirittura per chilometri.
    Circa le equivoche aree di presunta integrazione , si deve rilevare (come nel caso livornese della porta a mare e del caso di Napoli ed altri) che esse vengono troppo spesso e impropriamente  attuate mediante edificazioni intensive , per nulla “integrative” , proprio all’interno del suolo artificiale ex portuale, incrementando la superfice della città invece di incrementare la fruizione dei fronti portuali e la rifrequentazione urbana degli ambiti acquatici, come in casi europei ben noti.mm(ins.0713)
     
     
     

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