• Chiara Luisa ha pubblicato un nuovo commento all’attività 2 anni, 7 mesi fa

    ma via, siamo realistici e non incartiamoci! se sono tutti d’accordo e solo un socio è tremendamente in disaccordo non facciamo passare la proposta? vi sembra democratico dare a un eventuale ‘signor no’ il potere di bloccare ogni proposta sulla quale la stragrande maggioranza dei soci è d’accordo?

  • Chiara Luisa ha pubblicato un nuovo commento all’attività 2 anni, 8 mesi fa

    Alessandro a me l’argomento interessava ma non mi puoi rispondere, come hai fatto, di andarmi a cercare le informazioni sul sito della VIA regionale perché io non ho tempo. Se vuoi condividere una proposta dovresti anche darci qualche elemento di informazione sul caso o almeno dei link ad articoli e delibere..

    • prima di tutto se non ti andava bene la mia prima risposta per giustificare la tua inerzia potevi farlo subito ,non dopo 5 mesi, rispondendo e giustificando un mio secondo richiamo.
      poi che c’entra. Se tu mi chiedi informazioni io ti do quello che posso, non sono mica tenuto a darti quello che mi chiedi. Per me non erano necessarie le…[Leggi tutto]

  • Chiara Luisa ha pubblicato un nuovo commento all’attività 2 anni, 8 mesi fa

    Evidentemente la slide non è compresa quindi penso sia meglio rimuoverla. Credo si riferisse più in generale al principio che la proposta di azioni e iniziative è in capo a tutti i soci e non solo al direttivo.
    La lettera dell’esempio di Alessandro poteva semplicemente essere inviata ai soci per una condivisione/sottoscrizione. Se c’erano po…[Leggi tutto]

    • Chiara condivido il tuo ragionamento, ma mi astengo sulla percentuale. O meglio: nell’iter proposto fino ad oggi, è il CD a ragionare sulle risposte dei soci, una valutazione critica necessaria non tanto in termini quantitativi e decisionali ma in termini qualitativi e di rimando della decisione ai soci: in altre parole e ragionando per assurdo:…[Leggi tutto]

      • ma via, siamo realistici e non incartiamoci! se sono tutti d’accordo e solo un socio è tremendamente in disaccordo non facciamo passare la proposta? vi sembra democratico dare a un eventuale ‘signor no’ il potere di bloccare ogni proposta sulla quale la stragrande maggioranza dei soci è d’accordo?

  • Chiara Luisa è entrato nel gruppo Logo del gruppo di Dibattito PubblicoDibattito Pubblico 3 anni fa

  • Il 3 marzo scorso il Consiglio dei ministri ha approvato il D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, ovvero il nuovo codice per gli appalti pubblici.

    Tra le tante novità è introdotto, all’Articolo 22, il “dibattito pubbl […]

  • La Regione Toscana ha introdotto lo strumento del Dibattito Pubblico nel 2007, con la Lr. 69 “Norme sulla promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”, che però nei suoi […]

  • Un articolo di Pagina99 intitolato “La strategia della persuasione: il débat public secondo Delrio” ha scatenato nei giorni scorsi accese discussioni nei blog e sui social a causa dell’uso apparentemente ambigu […]

    • Chiara ha risposto 3 anni fa

      Ciao Chiara, grazie per questo articolo e per il richiamo all’intervista del Prof. Floridia. Continuo a pensare che il termine “persuasione” sia profondamente inadatto per un contesto di riflessione e ascolto reciproco. E rispondo citando un altro paragrafo tratto dalla stessa intervista a Floridia:
      <>
      La consapevolezza della complessità che c’è dietro a qualsiasi scelta presuppone la necessità di condividere rischi e responsabilità con gli altri, accettare le diversità di opinioni e i conflitti, motivare e riflettere, alimentare la critica e il dubbio sempre. Puo’ esistere una decisione in grado di far vincere tutti, ma non sempre ci sono le condizioni per riuscire a costruirla. In tutto ciò, trovo davvero poco spazio per la parola “persuadere”.

      • Chiara ha risposto 3 anni fa

        Questo il paragrafo dell’intervista al quale facevo riferimento:

        Bisogna subito intendersi sulle parole: “deliberazione” non vuol dire, come comunemente si intende, “decisione”, ma indica la fase della discussione che precede la decisione, il momento in cui si soppesano i pro e i contro, si esprimono e si valutano i propri e gli altrui argomenti, si chiariscono meglio i termini del problema e del possibile conflitto, si ricercano soluzioni condivise o reciprocamente accettabili. Ispirarsi a questa visione della democrazia nella costruzione delle politiche pubbliche significa molte cose, ma una soprattutto: essere consapevoli che nemmeno il più illuminato policy-maker, e nemmeno il migliore staff di esperti, può presumere di poter racchiudere nella propria visione strategica tutte le infinite variabili che oggi concorrono a definire una decisione pubblica, dalla più complessa a quella apparentemente più semplice.

    • Alfonso ha risposto 3 anni fa

      D’accordo con le specifiche che faceva Chiara Porretta sulla declinazione del concetto di deliberazione, che rimane un approccio di tipo normativo, nel senso di indirizzo, di orientamento anche performativo della democrazia e di un modalità di confronto, che non necessariamente, tra l’altro, porta ad una decisione o soluzione condivisa. Rimane molto centrale, al di la del metodo, la possibile di accedere, soprattutto in Italia, al cosidetto problem setting, della possibilità cioè, di confrontarsi e discutere della opportunità di fare e realizzare o meno un’opera, di realizzare un data idea progettuale che ha finalità e condizioni riconducibili ad un punto di vista di parte, ecc..

      Nel Dibattito pubblico, nello specifico, è importante che si garantiscano almeno 4 componenti che possono fare la differenza sui risultati e sull’efficacia del processo:
      a) condizioni e possibilità di sviluppare forme di esplorazione dei problemi, delle questioni poste nelle varie fasi;
      b) valutare il fattore tempo: stiamo dando il tempo giusto al processo attivato?;
      c) l’attenzione all’inserimento di forme di partecipazione pubblica in tutto il ciclo di una politica pubblica, soprattutto nella fase, che generalmente è più critica e anche sottovalutata, dell’attuazione e della valutazione ex-post;
      d) la chiarezza e certezza del fatto che gli esiti del processo partecipativo siano utilizzati, magari sviluppando, appunto, anche forme esplorative e se possibile, di mediazione, al fine di condividere almeno alcuni orientamenti decisionali. Rendere il processo partecipativo e i suoi risultati, un contesto in cui ci si possa riconoscere, seppur in parte, in cui i partecipanti ritrovano “parti” della propria identità, delle propria esistenza, effetti della loro mobilitazione e coinvolgimento.

      Rispetto al tema dei conflitti ambientali e dei processi decisionali pubblici, penso che in Italia manca ancora, soprattutto a livello politico, istituzionale ma anche di scienza applicata, quella consapevolezza che fa prendere atto che è necessario favorire e valorizzare la possibilità di intervento dei cittadini comuni nella vita pubblica. Le tematiche ambientali e di gestione del territorio, per l’appunto, assumono i tratti di “problemi comuni”, cioè, temi rispetto ai quali c’è un diffuso senso di coinvolgimento proprio per ciò che mettono in gioco: interessi, possibili impatti anche sulla propria salute, il come ci definiamo i problemi, le priorità, principi e valori, modi di intendere la realtà e lo sviluppo, ecc… e per questo è del tutto legittima la richiesta da parte delle varie comunità locali e del mondo dell’associazionismo di essere parte in causa nelle valutazioni e nelle scelte che vengono proposte o decise per i territori ai vari livelli.

      In ogni decisione politica non esiste un punto di vista “giusto” ed uno “sbagliato”, ma una pluralità di valori ed interessi, che dovrebbero essere tutti analizzati.
      Per esperienza anche diretta, frequentemente i partecipanti ai comitati nel corso del periodo di attività, rappresentano una conoscenza dei luoghi e dei fenomeni difficilmente accessibile agli esperti, e sviluppano quello che è stata chiamata “salita in generalità” (Boltanski, 1990), cioè un allargamento anche tematico e dei principi: rivendicazioni più orientate alla qualità della vita, un richiamo più esplicito alla tutela di diritti fondamentali, un diverso modo di concepire, ad es., la gestione del ciclo dei rifiuti, una diversa concezione dello sviluppo, la presentazione di possibili soluzioni alternative, un recupero e una riscoperta del significato e della rilevanza dei luoghi in cui si vive, ecc..

    • Alberto ha risposto 3 anni fa

      Chiara (Pignaris) scrive:
      “..E se poi, alla fine del Dibattito Pubblico, il proponente non raccoglie nulla degli esiti delle discussioni? Beh, allora deve essere proprio un blocco di marmo o duro d’orecchi, dato che la legge (nel caso della Toscana, dove il Dibattito Pubblico è già normato) lo obbliga a partecipare a tutti gli incontri pubblici! L’efficacia dei processi partecipativi non sta nella carta ma nella pratica…”

      Concordo (“la pratica val più della grammatica”) anche perché credo poco, come ben sapete alle “carte”, “protocolli”, etc. e sono anche convinto, per andar per proverbi, che “fatta la legge, trovato l’inganno”, cosa che mi porta a credere poco anche alle regolamentazioni per legge (leggi che comunque è bene che ci siano e che siano buone e POCHE!). Penso, per dirla molto sinteticamente, che il centro della questione non sia la “lettera” della legge sul Dibattito Pubblico, ma la “volontà politica”, l’attenzione e la correttezza dei proponenti le opere sottoposte a DP. Quindi per tornare alle parole di Chiara (Pignaris), di “blocchi di marmo” è piena strada (amministratori, imprenditori, partiti…e anche cittadini, organizzati o meno), il tema quindi che secondo me va affrontato sono i “rapporti di forza” che si creano nelle realtà territoriali e che possono/devono(?) influenzare la qualità, la coerenza e la correttezza del DP, come di qualsiasi altro processo partecipativo. Penso, in conclusione che quello che deve cambiare è il rapporto cittadini-decisori (ho scoperto l’acqua calda!!); altrimenti gli strumenti più belli, le leggi più corrette, le metodologie di coinvolgimento più “nuove ed efficaci” non potranno far sì che il coinvolgimento dei cittadini sia effettivo ed efficace. Qualsiasi meravigliosa invenzione “metodologica”, qualsiasi legge “innovativa” e “partecipativa” potrà essere usata, da parte dei proponenti e dalla “politica”, in maniera strumentale per solo “comunicare”, “persuadere” o addirittura “farsi belli” all’avvicinarsi di qualche elezione…

      P.S.
      Un tema che mi è caro e che vorrei affrontare è come coinvolgere negli approfondimenti che facciamo, nelle analisi sulla partecipazione, sui suoi risultati e presupposti, punti di vista “altri”, diversi di quelli di chi della partecipazione fa, legittimamente s’intende, attività professionale, e trae comunque un qualche vantaggio indipendentemente da quale sia l’atteggiamento dei proponenti e l’attenzione ai risultati dei processi partecipativi.

    • Alberto ha risposto 3 anni fa

      Non pensate che queste considerazioni iniziate con l’intervento di Chiara pignaris dovrebbero convergere nel gruppo di discussione sul Dibattito Pubblico aperto da Fedele?
      come si fa a non sdoppiare, non disperdere, la conversazione?

  • Tra febbraio e maggio 2016 si è svolto nella Piana fiorentina il percorso di confronto pubblico sul nuovo aeroporto di Firenze-Peretola, promosso dai Comuni di Calenzano, Carmignano e Poggio a Caiano con il so […]

  • Chiara Luisa ha cambiato la foto del profilo 3 anni, 3 mesi fa

  • Il profilo di Chiara Luisa è stato aggiornato 3 anni, 3 mesi fa

  • In occasione della nuova edizione della pubblicazione Progettazione e pianificazione partecipata. Metodi, strumenti, esperienze edita da INU Edizioni, la Commissione Governance e diritti dei cittadini dell’INU p […]

  • Il Comune di Milano ha pubblicato un avviso per la selezione di 10 incarichi di collaborazione per attività di “Facilitazione di incontri con la cittadinanza e di tavoli multistakeholder sul sistema cibo del ter […]

  • 20 febbraio 2015: interessante incontro sulla partecipazione dei cittadini alla riqualificazione dei territori promosso da Cittadinanzattiva Onlus Umbria. Parteciperanno al dibattito: Giovanni Moro, Sociologo […]

  • Scade domani 30 settembre il termine per iscriversi alla call promossa dall’Assessorato alla Presidenza, riforme istituzionali e partecipazione  della Regione Toscana, rivolta a singoli professionisti, as […]

  • Incontro presso la sede del Consiglio Regionale della Toscana per la presentazione del libro di Iolanda Romano “Cosa fare, come fare. Decidere insieme per praticare davvero la democrazia” (edito da Chiarelettere) […]

  • Il Consiglio dei Ministri ha approvato nella seduta pomeridiana del 30 Ottobre 2012 il disegno di legge sui grandi interventi proposto dal Ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, […]

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